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2. La dittatura di Hoxha

Chi è Enver Hoxha?

Originario di Gjirocoster (vi era nato nel 1908), da una benestante famiglia di religione musulmana, studia in Francia e frequenta gli ambienti intellettuali di sinistra di Parigi, dove si scopre simpatizzante per l’ideologia marxista. Tornato in patria, durante l’occupazione fascista, diventa capo del Comitato Albanese di Liberazione e viene poi eletto dirigente del Partito Comunista Albanese.

Nel 1944 le truppe naziste lasciano l’Albania e Hoxha costituisce un governo promissorio nazionale. Sino al 1946 egli si libera brutalmente dei suoi avversari politici, suscitando diffidenze e insurrezioni, soprattutto nel nord del paese, colto e cattolico, che si oppose ad una nuova colonizzazione culturale di tipo orientale. Questa dittatura durò sino al 1985 (anno della morte di Hoxha) e conobbe varie fasi.

1944-1948: fase “jugoslava”
L’appoggio della Jugoslavia diventa indispensabile per la nascita della nuova dittatura comunista. I rapporti si incrinano però nel 1948 a causa della contesa del Kossovo; incomincia intanto la trasformazione politica, economica e sociale dell’Albania.

1948-1961: fase “sovietica”
Rotte le relazioni con la Jugoslavia, l’Albania si isola dall’Europa e Hoxha promuove più fortemente il culto della personalità, scimmiottando Stalin e appoggiandosi politicamente all’Unione Sovietica.

1961-1978: fase “cinese”
Volgendosi sempre più alla Cina di Mao, l’Albania subisce una statalizzazione esasperata e viene travolta dalla rivoluzione culturale cinese. Il processo rivoluzionario si sviluppò in tre direzioni:
1) Il consolidamento delle regole comuniste
2) L’impostazione collettivistica della produzione
3) L’eliminazione delle reminiscenze borghesi (religione, profitto, proprietà privata)

1975-1990: fase dell’isolamento
Senza l’appoggio cinese l’Albania rimane completamente isolata. Iniziano le persecuzioni contro la Chiesa Cattolica, che viene radicalmente stroncata: non si contano preti, vescovi, laici eliminati da Hoxha. La persecuzione non risparmia musulmani e ortodossi: moschee, monasteri, chiese vengono abbattuti e trasformati in sale da ballo, teatri, palestre. Gli intellettuali sono ridotti al silenzio; la stampa e tutti gli organi di informazione vengono sottoposti ad una severa censura. Il carcere è molto duro, con orribili torture: un prete che scontò 26 anni di carcere testimonia come l’abbiano lasciato 3/4 giorni nella neve per eliminarlo. Il regime inoltre spia tutto e tutti: attorno alle case non sono permessi cancelli, né sulle finestre persiane. Tutto doveva essere visto.

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