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5. Le leggi del Kanun

Il Kanun di Lek Dukagjini è un codice di leggi consuetudinarie che si sono trasmesse oralmente per secoli. Viene creato intorno alla metà del 1400, per dare una legislazione e tradizione propria al popolo albanese, dominato dai turchi. L’applicazione del Kanun oggi non è più in vigore, tuttavia molte delle tradizioni in esso contenute sono ancora impressi profondamente nella società albanese. Ecco alcuni stralci del codice.

Libro Terzo (il matrimonio), art. 12

I diritti del giovane
“Il giovane ha diritto d’interessarsi del proprio matrimonio, quando sia privo di parenti”.
Il giovane finché ha i parenti vivi non ha diritto:
  1. di interessarsi al proprio matrimonio;
  2. di scegliersi il mediatore;
  3. di interessarsi al proprio fidanzamento;
  4. di interessarsi del pegno di fidanzamento, né dei vestiti e delle calzature, né di stabilire la data del matrimonio.

I diritti della ragazza
La ragazza, anche se non ha vivi i genitori, non è libera di provvedere al proprio matrimonio; questo diritto spetta ai suoi fratelli od ai suoi congiunti.
La ragazza non ha diritto:

  1. di scegliersi il marito, e perciò deve accettare quello al quale è stata promessa;
  2. d’ingerirsi nella scelta del mediatore, né in ciò che concerne il fidanzamento;
  3. d’interessarsi delle calzature e di vestiti.

Libro Terzo (il matrimonio), art. 33

I diritti del marito sulla moglie
Il marito ha diritto:

  1. di consigliare e correggere la moglie;

  2. di bastonarla e legarla, quando disprezza le sue parole e i suoi ordini.

I diritti del padre sui figli
Il padre ha diritto:

  1. sulla vita e sulla sussistenza dei figli;

  2. di bastonare, legare, incarcerare e perfino uccidere il figlio e la figlia senza che la legge lo punisca, perché questo suo atto si ritiene quale suicidio: e, “chi uccide se stesso è considerato invendicabile”;
  3. collocare i figli a servizio altrui verso pagamento ogni volta che gli aggrada, perché è principio di legge: “finché il padre è vivo, il figlio è considerato come colono”;
  4. disporre dei guadagni del figlio, di qualunque sorte essi siano;
  5. vendere e comprare, dare e ricevere;
  6. licenziare dalla casa il figlio che si ribella ai suoi ordini senza dargli alcuna parte degli averi; però quando il padre muore, il figlio riacquista i diritti all’eredità.
“La donna è un otre, fatta solo per sopportare” (Art. 30)



Libro Ottavo (l’onore), capo XVII

L’onore personale
Il Codice delle Montagne albanesi non fa distinzione tra uomo e uomo. “Un’anima vale quanto un’altra; davanti a Dio non c’è distinzione”.
L’onore è patrimonio personale, né alcuno con vie giudiziarie può impedire il risarcimento dell’onore. “L’onore sulla fronte c’è stato impresso dal sommo Iddio”.
Il disonore non si vendica con compensi, ma con spargimento di sangue o con perdono generoso.
Di fronte alla legge il disonorato è considerato persona morta.
Si disonora un uomo:

  1. dichiarandolo bugiardo in presenza di uomini seri radunati a convegno;

  2. sputandogli in faccia, minacciandolo di percuoterlo, spingendolo o percuotendolo;
  3. guastandogli la mediazione o la fedeltà promessa;
  4. oltraggiandogli la moglie o semplicemente allontanandogliela;
  5. prendendogli le armi di spalla o quelle di cinta;
  6. offendendogli l’ospitalità, oltraggiandogli l’ospite o l’operaio;
  7. violandogli (a scopo di furto) la casa, l’ovile, i depositi del formentone e dei latticini che ha nel cortile
  8. non pagandogli i debiti o non restituendogli i prestiti;
  9. scoperchiandogli i vasi delle vivande mentre si trovano sul fuoco a cucinare;
  10. essendo ospite inzuppando il boccone prima di lui;
  11. biasimandogli la mensa in presenza dell’ospite, dopo che s’è mangiato.

Libro Ottavo (l’onore), art. 96

L’ospite
“La casa dell’albanese è di Dio e dell’ospite”.
All’ospite si deve far onore offrendogli “pane, sale e il cuore”.
Ognuno e sempre, così di giorno come i notte, deve aver pronto per l’ospite il pane, il sale, il buon cuore, il fuoco, un tronco di legno (per guanciale) e la paglia (per letto).
Un ospite stanco deve essere circondato con un’onorata accoglienza. All’ospite si lavano i piedi.
Ad ogni ospite in generale si offre quello di cui la stessa famiglia suole ordinariamente nutrirsi.
Per un ospite d’onore occorre il caffè, l’acquavite e qualche vivanda in più.
Per un ospite molto caro occorre il tabacco, il caffè con zucchero, l’acquavite e, col pane, la carne. “All’ospite di cuore si cede la casa”.

Libro Decimo (delitti infamanti), art. 125

“Il sangue cade sull’uccisore”
Secondo il Codice antico delle Montagne albanesi, soltanto l’omicida cadeva nella vendetta del sangue, cioè solo quello che con il fucile o con qualunque altra arma uccideva una persona.
La famiglia dell’ucciso non poteva inseguire, né uccidere alcun parente o nipote o cugino dell’omicida, ma solo quest’ultimo.
Il Codice posteriore abbraccia nella legge della vendetta o del taglione, tutti i maschi della famiglia dell’omicida, anche se sono in fasce, i cugini ed i nipoti più prossimi, ancorché divisi, possono incorrere nella vendetta entro le prime 24 ore dall’avvenuta uccisione.

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